One billion rising
lunedì, 23 febbraio 2015

One billion rising

REVOLUTION: è questa la parola d’ordine del One Billion Rising 2015. L’appuntamento, ideato da Eve Ensler, scrittrice e autrice de “I monologhi della vagina”, è giunto alla sua terza edizione: in tutto il mondo, milioni di donne e uomini danzano nelle piazze, nelle strade, nei centri commerciali, nei luoghi di lavoro e nelle scuole per dire basta alla violenza contro le donne e per rivendicare libertà, diritti e parità.

One billion rising

Le Democratiche anche quest’anno balleranno nelle piazze italiane. Lo faranno consapevoli del lavoro fatto e di quello ancora da fare.
L’approvazione della Convenzione di Istanbul è un passo avanti importante, ma abbiamo bisogno di un grandissimo impegno a tutti i livelli, dal governo nazionale alle istituzioni locali, per promuovere politiche di prevenzione della violenza, presa in carico delle vittime e punizione dei colpevoli e per affermare quegli obiettivi di parità tra uomini e donne che sono strettamente intrecciati con il fenomeno della violenza.

Se Samantha Cristoforetti, prima astronauta italiana nello spazio, o Fabiola Gianotti, nuova direttrice generale del Cern, sono eccellenze che costituiscono un vanto per il nostro Paese, ancora troppo radicata è la condizione di disparità delle donne italiane, nel mondo del lavoro e nella vita sociale e politica.
Ed ancora troppo diffuso e pervasivo è il fenomeno della violenza, in Italia e nel mondo: le Nazioni Unite stimano che 1 donna su 3 sul pianeta sarà picchiata o stuprata nel corso della vita, secondo il Rapporto Eures sul femminicidio in Italia nel 2013 sono state uccise 179 donne, di cui il 70% in famiglia e il 92,4% per mano di un uomo. Una su sei è stata uccisa dopo aver lasciato il proprio partner. Nella metà dei casi sono morte di botte o strangolate; maltrattate dal proprio uomo che spesso avevano denunciato.

La violenza contro le donne non è un’emergenza. Non è riconducibile semplicemente ad una devianza o una patologia individuale, per questo per contrastarla dobbiamo insegnare il valore positivo delle differenze ai bambini e alle bambine, formare insegnanti ed operatori, lavorare affinchè anche i media trasmettano una comunicazione rispettosa della dignità delle donne.
Con il One billion rising 2014 abbiamo chiesto giustizia per ogni donna. Quest’anno chiediamo, ballando nelle piazze in Italia e nel mondo, un vero cambiamento, una rivoluzione. Come scrive Eve Ensler “la mia rivoluzione inizia nel corpo. Non aspetta più. La mia rivoluzione non ha bisogno di approvazione o permesso”.
Una rivoluzione culturale nei rapporti fra i generi, una nuova cultura delle relazioni fra uomini e donne basata sul rispetto reciproco della libertà e sul superamento di discriminazioni e stereotipi è la nostra ambizione per vivere libere dalla violenza e per cambiare il Paese.

Roberta Agostini, coordinatrice Donne Pd

Articolo tratto dal sito nazionale del Partito democratico

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